Progetto europeo

IL MAKE-A-THEK DIGITAL KIT È ONLINE

Il toolkit aperto per attivare spazi creativi, circolari e inclusivi nelle biblioteche pubbliche è a disposizione di tutti. Ecco come funziona.

Expertise:
Progetti Europei, Manifattura digitale, Educazione e partecipazione civica

Come può una biblioteca diventare uno spazio creativo senza macchinari, competenze tecniche o una comunità di pratica già consolidata? Il make-a-thek Digital Toolkit, co-progettato e sviluppato da OpenDot nell'ambito del progetto europeo make-a-thek (Horizon Europe), risponde con una piattaforma online gratuita: strumenti pratici, guide, template, schede, poster, checklist ed esempi per aiutare le biblioteche pubbliche ad attivare, gestire e far crescere spazi maker dedicati all'artigianato, alla moda, alla fabbricazione digitale, al riuso e alle pratiche circolari.

Disponibile su makeathek-toolkit.eu, il kit non è un manuale da seguire passo dopo passo, ma una raccolta modulare e in continua evoluzione di risorse che ogni biblioteca può esplorare, combinare e adattare al proprio contesto.

Parti dal questionario, esplora i sei pilastri o naviga nell'intero repository per iniziare a progettare, attivare o far crescere il tuo spazio make-a-thek.

La storia del progetto

make-a-thek parte da due idee: non esiste un solo modo per costruire uno spazio maker in una biblioteca pubblica, e uno spazio maker non è solo uno spazio attrezzato. 

Il kit è stato co-progettato con 9 biblioteche pilota che partivano da situazioni molto diverse tra loro: alcune avevano già strumenti e competenze tecniche, altre lavoravano con attività temporanee, reti informali o partendo da zero.

Per questo il toolkit incontra le biblioteche dove si trovano, lungo tre livelli progressivi. 

  • Al livello base, le biblioteche muovono i primi passi accessibili: capire di cosa ha bisogno uno spazio make-a-thek, mappare risorse e attori locali, sperimentare attività semplici. 
  • Al livello intermedio, consolidano quanto già esiste - organizzando strumenti e materiali, progettando attività ricorrenti, costruendo partnership. 
  • Al livello avanzato, le biblioteche crescono fino a diventare poli locali per la manifattura circolare e la conoscenza condivisa, con una maggiore appropriazione da parte della comunità, documentazione strutturata e scambio tra pari con altre biblioteche.
Come si usa il toolkit

Il toolkit è organizzato attorno a sei pilastri tematici: Physical Spaces (pianificare e rendere accessibili gli spazi), Tools & Machines (scegliere e gestire le attrezzature), Materiality (riuso, riparazione, materiali locali, flussi circolari), Activities (progettare workshop e programmi pubblici), Network (mappare comunità, partner ed esperti) e Communication (raccontare il progetto, documentare, condividere storie).

I pilastri non sono compartimenti separati, ma dimensioni collegate dello stesso processo. Un macchinario acquista senso quando le persone riescono a immaginare cosa farci; un materiale diventa una risorsa quando è legato a una storia o a un sistema circolare locale. Uno spazio make-a-thek diventa reale quando le persone iniziano a riconoscerlo come proprio, usandolo, prendendosene cura, trasformandolo nel tempo.

Tre modi per iniziare

Il kit si adatta al livello di esperienza di ciascuna biblioteca. Chi lo usa per la prima volta può partire da un questionario che mappa il punto di partenza e restituisce risorse consigliate su misura. Le biblioteche con un interesse specifico possono esplorare direttamente i sei pilastri. Chi ha più esperienza può cercare nell'intero repository, filtrando la collezione completa per categoria.

Costruito in un anno di co-progettazione

Il toolkit nasce da un anno di ricerca, prototipazione, test e messa a punto con biblioteche pilota, cittadini, maker, designer, facilitatori ed esperti di economia circolare: 8 interviste con 17 partecipanti, 6 visite sul campo, 9 sessioni di co-progettazione, oltre ad attività di attivazione della comunità, questionari e momenti di test con maker e utenti delle biblioteche. Il percorso ha spostato la domanda da chi fossero gli utenti a come le biblioteche potessero rispondere ai loro bisogni in modo flessibile, progressivo e legato al contesto e le risorse che ne sono nate servono a tradurre valori condivisi in decisioni operative: come organizzare uno spazio, quali macchinari introdurre, come conservare i materiali, come coinvolgere le comunità locali.

Cosa ha prodotto il primo anno di progettazione

Cinque spazi make-a-thek sono nati da zero nelle biblioteche pilota: la Biblioteca Camp de l'Arpa a Barcellona, la Metropolitan Ervin Szabó Library a Budapest, la Hryhorii Skovoroda Central District Library a Kyiv, la Permeke di Anversa, e la Biblioteca Baggio a Milano, in apertura il 10 ottobre 2026. Altre biblioteche invece, come la Central Library Oodi di Helsinki, hanno invece ampliato uno spazio maker già esistente, lanciando un programma avanzato di moda circolare, riparazione e attivazione della comunità.

Cosa ne pensano gli utenti

"Onestamente? È come se ti venisse voglia di restare qui tutto il giorno a creare cose," ha raccontato un cittadino di Budapest, alla Ervin Szabó Library. Un altro ha aggiunto: "È stato bellissimo, lo spazio ti attirava dentro. Un minuto stai guardando, quello dopo stai già provando cose e parlando con persone che non avevi mai incontrato prima." A Barcellona, il team pilota ha definito il toolkit "uno strumento utile per organizzare le idee che emergono nei diversi workshop," utile anche per seguire l'evoluzione di un progetto nel tempo. Una bibliotecaria di Kranj ha descritto le risorse come "utili e arricchenti allo stesso tempo," un supporto concreto nel lavoro quotidiano.

Una piattaforma viva

Il lancio è un inizio, non un punto di arrivo. La piattaforma continuerà a evolversi grazie al contributo di biblioteche, formatori ed esperti, nuove risorse, esempi, traduzioni, casi studio e racconti di implementazione, per costruire un archivio vivo di pratiche condivise.

Se vuoi lasciare un feedback: https://forms.gle/41ySNfZfimZm2Jkt8

Esplora il toolkit